La vigilia del macchinista

“Fs informa che il treno avrà un ritardo imprecisato a causa della mancanza del macchinista.”
“Bene – pensava Victoria – proprio bene, per una volta che mi sposto in treno eccolo qui che non parte!” era su quel mezzo retrò di viaggio perchè era andata ad una riunione per il progetto di ghostwriting, era stanca, la riunione era durata più del previsto, e sapeva già che arrivata a casa i suoi pargoli si sarebbero appiccicati a lei stile mitili alla scogliera.

Era una lotta continua con il tempo (forse ne abbiamo anche già parlato), e questo lavoro le dava di sicuro soddisfazioni, anche se piccole, ma bastava a rendere difficoltosa l’organizzazione di casa, bambini e tutto il resto. Nonostante non fosse neanche un vero lavoro, come diceva, senza accorgersi della gravità di quelle parole, sua suocera.

E’ vero i soldi che guadagnava erano pochi, ma finalmente si sentiva parte dell’economia generale della famiglia. Inoltre da quando lavorava Giulio prese una posizione più attiva nei confronti della scuola dei bimbi e, scaricando un po’ di incombenze su di lui, lei si sentiva più sollevata.

E forse per quella nuova armonia o forse era ragioni a noi sconosciute ma anche Elia a scuola stava iniziando ad andare meglio, sembrava quasi gli piacesse, anche se ogni tanto chiedeva ancora di andare a trovare le vecchie maestre e i vecchi compagni.

Una piccola stretta al cuore prendeva Vichi in quei casi, e se si fosse risolto tutto anche nell’altra scuola? E se gli avesse creato un trauma lei?

(per altro sempre citando la suocera: “Il primo trauma l’ha avuto quando è nato Diego e sei stata in ospedale tutto quel tempo!”, sottointeso: “Vedi avresti dovuto abituarlo a stare senza di te fin dall’inizio come fanno tutte, lasciandolo qui a dormire come ti avevamo detto noi per esempio!”) questi ed altri quesiti la attanagliavano mentre il treno viaggiava lungo il suo percorso definito. Ad un tratto Vichi si ricordò che doveva buttare giù la bozza di Sandra, ma ormai era già arrivata alla sua fermata ed era anche la vigilia di Natale… Sandra avrebbe dovuto aspettare.

Stress Day

“Ahahahah, oggi è la giornata mondiale dedicata allo stress, siamo partiti con il piede giusto!” disse Victoria ironizzando sui quei primi 80 minuti della loro giornata.

Il grande si era convinto fosse festa per cui non voleva andare a scuola, e dopo qualche settimana in cui sembrava più sereno e si trovava bene con i compagni e le maestre nuove, quella scenata proprio non ci voleva.

Stremati riuscendo a calmarlo e a portarlo a varcare la maledetta soglia scolastica senza imporre punizioni corporali, li accolse la maestra del piccolo cinguettando leggermente adirata:

“Ma il contributo volontario per Diego l’avete versato? O è stata una vostra scelta versare solo quello di Elia?”

“Essendo un contributo volontario noi abbiamo volontariamente deciso di versarlo solo per il bambino che crea più problemi, così come supporto morale, non siete contente?”
Avrebbe tanto voluto rispondere così, ma si limitò a dire a testa bassa che avrebbe portato la ricevuta in segreteria.

Ma come si faceva a non essere stressati? Ogni giorno doveva fronteggiare a mille piccoli disguidi: il frigo che perdeva acqua, la macchina che si piantava in curva che momenti bocciava, il pacco che non arrivava, il cane che gli mangiava la scarpa nuova, Elia che con la scuola andava meglio, ma non benissimo portando con sé tutto il carico di ansie e ricordi dei due anni precedenti.

E l’elenco poteva essere ancora molto lungo.

A questo si aggiungeva anche tutto il carico psicologico che avevano notizie e informazioni come:

“Nubifragi a causa del cambiamento climatico!”

“Trovata microplastica nel sale da cucina!”

“Nel mare c’è un’isola di plastica!”

“Si consuma troppa carne!” …e via dicendo per cui ogni azione di Victoria a riguardo era sempre un pensare al miglior compromesso, tipo tingersi quei cavolo di capelli bianchi che le erano spuntati dalla nascita di Diego, senza usare prodotti potenzialmente dannosi e sopratutto inquinanti ma evitando di ritrovarsi capelli color carota in testa, oppure anche solo lavare il wc che si incrostava sempre: senza prodotti chimici non veniva mai pulito con i prodotti chimici le sembrava di uccidere un povero pesce ogni volta che versava il wcnet col suo profumo di pino e i suoi coloranti ti  un intenso verde scuro che scivolavano lentamente oltre il livello dell’acqua…