Persona oltre che madre


Iniziare in pasticceria non fu facile, era tutto nuovo e Vichi non era capace a portare più di due tazzine alla volta sullo stesso vassoio, ci aveva provato, ma le erano cadute facendo un disastro. Era migliorata con le ordinazioni, anche se continuavano a dirle di scrivere meglio, le colleghe erano simpatiche e stranamente l’avevano accettata subito nel gruppo. Anche se era impossibile stare al loro passo perché uscite da lì loro erano libere e spensierate mentre lei aveva i minuti contati e una volta a casa doveva fare i conti con i piccoli a cui era mancata (Diego le si appiccicava addosso senza darle possibilità di movimento). Avrebbe però voluto dire di sì ad ogni invito, sentirsi di nuovo giovane e spensierata, sentiva un bisogno incredibile di riprendersi tutto il tempo perduto (neanche fosse Proust) uscendo, conoscendo persone, facendo serata a chiacchierare, viaggiando, scoprendo. Ma ovviamente si sentiva in colpa per il tempo sottratto ai bambini.

Finché un giorno in pausa pranzo la sua collega Rachele, tra uno gnocco ai 4 formaggi e un boccone di seitan le disse:

“No perché ci sono quelle mamme che non parlano d’altro oltre ai loro figli. Tu invece sei una persona oltre che una madre.”

Era rimasta colpita da questa affermazione per due motivi: il primo perché aveva sempre cercato di coltivare se stessa oltre che a crescere i bambini senza mai essere sicura di esserci riuscita, il secondo perché detto da una ventenne, senza legami e vincoli, che conviveva in un appartamento che odorava di cannabis e cibo spazzatura, era ben più che un complimento.

Era vero quindi, era rimasta una persona. E questo era un bene per lei, ma sopratutto per i suoi figli, forse il pericolo di avere come unica ragione di vita in vecchiaia la prole, era scongiurata!

Così iniziò in qualche modo a sentirsi più legittimata ad uscire, frequentando le nuove colleghe con meno sensi di colpa. Era bello perdersi in una vita tanto lontana dalla sua che quasi non era possibile pensare fossero compatibili: girare per il centro scherzando e rincorrendosi come quando era ragazzina, ridendo come non le capitava da talmente tanto tempo che non lo ricordava neanche più, bevendo vino mentre si faceva un’aperitivo dopo il lavoro, avere un lavoro.

E’ vero era pagata poco, e molti le avevano dato della pazza, ma per lei valeva la pena per tutto il contorno, chissene frega dei soldi dopotutto.

Stava pensando a questo mentre era in bagno, valutando anche l’immensa fatica dello svegliarsi alle sette per stare in piedi quattro ore senza pause o il fatto che doveva lavorare anche nel w.e.
Quando la riportò alla realtà Diego entrando in bagno salutandola. Vichi allora riprese a scrivere la bozza per “L’angolo di Sandra” che aveva lasciato a metà. Poi Diego uscì.
Poco dopo entrò il grande e disse “Devo lavarmi i denti.”
“Puoi aspettare un attimo?”
“Ok aspetto qui, così ti faccio compagnia.”
“Ma veramente faccio più in fretta se sono sol…” non finì di parlare che il piccolo rientrò: “Mamma, io sono tonnato.”

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La fortuna non è uguale per tutti

In un impeto di fiducia in se stessa Victoria rispose ad un annuncio trovato per caso su Facebook, diceva qualcosa tipo:

Futuro donna

“Ok”, si disse “risponderanno in millemila e poi sarebbe solo un tirocinio però mi serve un altro lavoro, con quello di ghostwriter prendo proprio due lire. ” così inviò il curriculum e stette ad aspettare.
Circa un mese dopo, quasi se n’era dimenticata, ricevette una telefonata:

“Buongiorno la chiamo da Job Future, per il progetto Futuro Donna, volevo fissarle un colloquio preliminare, ci sarebbe domani alle 14:00?”

Vichi avrebbe voluto dire che no non c’era perché non sapeva chi sarebbe andato a prendere i suoi figli a scuola, ma accettò sperando che almeno un nonno fosse disponibile.
Così il giorno dopo si presentò al colloquio, dove trovò altre venti donne, e in una breve presentazione due ragazzi spiegarono che c’erano state più di 150 candidate, che avrebbero fatto dei colloqui preliminari e poi le ragazze selezionate avrebbero sostenuto degli ulteriori colloqui con le 10 aziende aderenti al progetto. Successivamente le 10 ragazze scelte avrebbero dovuto frequentare un corso di un mese e mezzo e solo allora iniziare il tirocinio.
Era già stanca solo all’idea di tutto quell’iter per arrivare poi forse ad un misero tirocinio part time, neanche avesse diciott’anni e fosse appena uscita da scuola, stava per andarsene quando fu chiamata per il colloquio e decise di entrare.

“Allora com’è andata?” chiese Giulio.
“Mah gli ho raccontato le solite cose, poi ho visto che si segnava qualcosa quando gli ho detto che mi piaceva la pasticceria e tempo fa avevo seguito un corso.”
“Magari ti fanno fare un tirocinio in una pasticceria! Non sarebbe bello?” Giulio era già partito con i suoi voli pindarici e Victoria sorrise sperando fosse davvero un’opzione possibile.

Dopo circa una settimana fu chiamata per due colloqui: uno per una grande pasticceria e l’altra per una famosa catena di gelaterie. Quando la chiamarono per dirle che la pasticceria l’aveva scelta, ebbe una punta d’orgoglio particolare perché beh c’erano più di 150 candidate e aveva sostenuto due colloqui e “….magari chissà potrebbe essere la strada per iniziare a lavorare in una pasticceria! E’ sempre stato un mio sogno!”.

La sera stessa si scambiò qualche messaggio su whatsapp con una sua amica:


Chat 2


Chat 3

La vigilia del macchinista

“Fs informa che il treno avrà un ritardo imprecisato a causa della mancanza del macchinista.”
“Bene – pensava Victoria – proprio bene, per una volta che mi sposto in treno eccolo qui che non parte!” era su quel mezzo retrò di viaggio perchè era andata ad una riunione per il progetto di ghostwriting, era stanca, la riunione era durata più del previsto, e sapeva già che arrivata a casa i suoi pargoli si sarebbero appiccicati a lei stile mitili alla scogliera.

Era una lotta continua con il tempo (forse ne abbiamo anche già parlato), e questo lavoro le dava di sicuro soddisfazioni, anche se piccole, ma bastava a rendere difficoltosa l’organizzazione di casa, bambini e tutto il resto. Nonostante non fosse neanche un vero lavoro, come diceva, senza accorgersi della gravità di quelle parole, sua suocera.

E’ vero i soldi che guadagnava erano pochi, ma finalmente si sentiva parte dell’economia generale della famiglia. Inoltre da quando lavorava Giulio prese una posizione più attiva nei confronti della scuola dei bimbi e, scaricando un po’ di incombenze su di lui, lei si sentiva più sollevata.

E forse per quella nuova armonia o forse era ragioni a noi sconosciute ma anche Elia a scuola stava iniziando ad andare meglio, sembrava quasi gli piacesse, anche se ogni tanto chiedeva ancora di andare a trovare le vecchie maestre e i vecchi compagni.

Una piccola stretta al cuore prendeva Vichi in quei casi, e se si fosse risolto tutto anche nell’altra scuola? E se gli avesse creato un trauma lei?

(per altro sempre citando la suocera: “Il primo trauma l’ha avuto quando è nato Diego e sei stata in ospedale tutto quel tempo!”, sottointeso: “Vedi avresti dovuto abituarlo a stare senza di te fin dall’inizio come fanno tutte, lasciandolo qui a dormire come ti avevamo detto noi per esempio!”) questi ed altri quesiti la attanagliavano mentre il treno viaggiava lungo il suo percorso definito. Ad un tratto Vichi si ricordò che doveva buttare giù la bozza di Sandra, ma ormai era già arrivata alla sua fermata ed era anche la vigilia di Natale… Sandra avrebbe dovuto aspettare.