Il grande giorno

 Il mattino era piena di energie come mai si era sentita, anche se aveva un po’ timore della gara. Non era solita credere così tanto in se stessa, ma tutti erano sicuri che avrebbe vinto, e poi infondo questa non era proprio la sua vita, per cui poteva tentare senza timore di fare brutte figure.
Passò parecchio tempo in bagno a sistemarsi l’acconciatura, in questo non era proprio brava, poi si truccò leggermente e andò a vestirsi. Questa volta mise un sobrio vestito panna con dei lievi disegni beige, anche la gonna non era tanto ampia.

Dopo colazione erano tutti ben vestiti e pronti a partire. Vichi non sapeva dove si sarebbe tenuta la gara ed era pensava di andare in macchina, invece uno stuolo di persone si era impadronita della strada principale e stavano andando tutti alla piazza centrale. Lì era stato allestito un palco coperto con della stoffa azzurra, sul palco c’erano cinque tavoli con parecchie alzatine sopra. Vichi andò ad iscriversi, le diedero una coccarda rosa con un numero e un segnaposto bianco con lo stesso numero per la torta. Una volta posizionata la torta sul palco, scese e si mise vicino a Meredith, che aveva partecipato anche lei con una torta di profitterol. A riempire l’aria c’era la musica di una piccola banda composta dai ragazzi della scuola di quartiere, vestiti a strisce bianche e rosse, il profumo dei dolcetti distribuiti gratuitamente e molti palloncini in giro.

Prese a chiacchierare con Meredith come se non avesse mai smesso, come se la conoscesse da una vita. Era simpatica e frizzante, molto intelligente e spigliata. Un po’ di tensione disturbò le sue chiacchiere quando iniziarono ad assaggiare le torte, la competizione non le era mai piaciuta molto a dire il vero. Ci fu una breve pausa durante la quale la banda alzò il volume e diede il suo meglio, mentre la giuria decideva.

Quando l’annunciatore salì sul palco il silenzio fu totale, il giudice incaricato salì e iniziò a parlare: “ Menzione speciale per la Torta delle meraviglie, una torta composta da tanti bignè con quattro delicate creme differenti. Salga sul palco il numero 10 Meredith Applegate!” Meredith non stava più nella pelle, corse al palco dicendo che non aveva mai vinto niente in vita sua, Vichi era felice per lei, ma ora sapeva che le probabilità che vincesse qualcosa erano ridotte a una su un milione.

Quando Meredith tornò con una coccarda e un kit di utensili da cucina, il giudice riprese: “…vince il set di forme per biscotti la Torta agata, delicato pandispagna ricoperto di panna alla menta.” – sai che schifo la panna alla menta – pensò Vichi, poi però si trattenne, doveva fare pensieri positivi.

Dopo altri tre premi minori ci fu il podio: “ Al terzo posto, con un set di teglie da forno, vince la signorina Amanda Middelton con la torta Big one…” Vichi pensò di fingere un malore e andarsene, va bene la sconfitta, ma una sconfitta con tanto di menzione speciale per la sua migliore amica che non sapeva neanche partecipasse non poteva proprio sopportarlo. Stava decidendo quale malore mettere in atto, mentre si guardava attorno con finta fiducia e noncuranza, magari una semplice ricaduta dell’influenza che aveva avuto sarebbe stata efficace e credibile: “…al secondo posto, con un premio di duecento dollari c’è la Violet cake di Victoria Law, un’intrigante creazione con strati di Angel Cake violetta, farcita da una crema leggera profumata al mirtillo, il tutto ricoperto da una elegante decorazione di panna colorata, salga pure signora!” incitò Vichi vedendola con lo sguardo perso nel vuoto.

Non ci poteva credere, aveva davvero vinto qualcosa! Sembrava assurdo, non poteva proprio essere il mondo reale.

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Prove tecniche.

Tornarono a casa cariche di buste. E dopo pranzo mentre Delilah dormiva e Jude giocava con Elise, Vichi si mise al lavoro. Studiando la ricetta pensò che la parte più difficile era sicuramente tagliare la torta in cinque strati e distribuire la bagna senza rompere i dischi.
Invece scoprì che nella fornitissima cucina da cuoca provetta mancava uno sbattitore elettrico, ne aveva ben due diversi manuali però. Quando era piccola aveva provato a montare la panna con uno di quegli aggeggi, ma con scarsi risultati. Alla fine usò l’aggeggio che sembrava più nuovo,anche se l’impresa era quasi impossibile. Quando finalmente gli albumi furono sodi, e le sue braccia distrutte aggiunse gli altri ingredienti, mise tutto in una tortiera alta e infornò. Mentre la torta cuoceva preparò una ciotolina di mirtilli schiacciati e zucchero, così che facesse un po’ di sugo e poi mise sul fuoco la crema al latte. Una volta uscita la torta diventò matta a tagliarla a fette visto che era diventata altissima e aveva una consistenza quasi gommosa. Ad un certo punto rotolò per terra senza rompersi, Vichi la tirò su controllando intorno che nessuno l’avesse vista. Quando finalmente riuscì a tagliarla lasciando in giro mollichine viola ovunque, iniziò così a stendere la farcia, impilò gli strati e ricoprì tutto con la panna, era un po’ storta, tipo torre di Pisa, ma come prova poteva andare. Decise che però per la torta in gara avrebbe usato sfumature di panna violetta come decorazione.
Presentò a cena la torta e dalle reazioni capì che c’era qualcosa che non andava, spronò la piccola a parlare: “Quella che facevi prima sembrava un cesto pieno di fiori!” “Ok, lavorerò sulla decorazione, ora dimmi come ti sembra di gusto..” le chiese ancora, guardandola attentamente, con la bocca sporca di panna la bimba disse “Buona!”.
Si ritenne soddisfatta preparò così a mezzanotte una nuova torta, ripeté di nuovo tutti i procedimenti, questa volta spalmò la base di panna bianca, poi con una bocchetta rigata creò un incrocio a canestro con della panna viola sulla parte verticale della torta. Sopra invece con tre bocchette a stella di dimensioni diverse e con due sfumature di viola tenue più del bianco, creò dei fiorellini. Quando finì o meglio quando fu sfinita, erano ormai le quattro meno un quarto di mattina, sistemò velocemente la cucina (dimenticandosi a dire il vero vari punti in cui la panna colorata era caduta) e andò a letto.

 

La violet cake

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Il mattino dopo si svegliò prima di tutti, e iniziò a preparare la colazione. Si mise a cercare la ricetta della Violet Cake nella ricchissima agenda in cucina, questa ricetta era piena di annotazioni a mano, segnò su un foglio tutte le dosi doppie, doveva fare qualche prova prima di proporla alla gara. Poi andò a svegliare Georgia e il marito. Dopo colazione si preparò, mettere i collant era sempre stata un’impresa e ora era anche peggio visto la diversa qualità a cui era abituata, dopo averne strappate tre paia, riuscì finalmente a mettere un vestito sopra alle famigerate calze. Ne aveva davvero tanti: pois, righe, tutti i colori pastello; ne scelse uno verde pallido con una stampa floreale, e delle scarpe verde scuro, anche se non era sicura di aver fatto l’abbinamento giusto. Alla piccola invece mise un vestitino molto semplice sul blu tinta unita, alla grande uno rosa e le fece una lunga treccia, poi partirono per il supermercato.

Che meraviglia passeggiare per le strade e vedere i negozi con le insegne pittoresche, la luce del sole faceva brillare la girandola inconfondibile del negozio del barbiere, le luci lampeggianti delle scritte al neon che spiccavano da dietro le vetrine. Un’aria di festa sembrava pervadere questa strada commerciale, un’aria come non si riesce più ad assaporare ora, se non in quei paesini dimenticati per tutto l’anno tranne durante le vacanze in cui rinascono e un’attività di turisti-operai brulica per le strade e i budelli. Tutto era curato e particolare, esclusivo non come le strade piene di negozi tutti uguali, per le strade di Revolutionary Road si poteva sentire l’autentica unicità delle cose, con il loro colore vivace e vibrante. Il fascino del consumismo ai suoi inizi senza sensi di colpa, i gelati industriali, i giornali di gossip, i grandi nomi dello spettacolo: Vichi passò davanti alla locandina affissa fuori da un cinema con una meravigliosa Marylin in primo piano in Giungla d’asfalto. Per un attimo un pensiero le fulminò nella mente “Potrei salvarla, potrei impedirne la morte!” ma questa sarebbe un’altra storia.